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Partito Democratico - Mozione nr. d'ordine 1276

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nr. d'ordine nr. protocollo data pubbl. proponente data protocollo
1276 45 10/10/2018 Monica Sambo
 
Emanuele Rosteghin
Bruno Lazzaro
Nicola Pellicani
Francesca Faccini
Giovanni Pelizzato
Rocco Fiano
17/10/2018

 

 

Venezia, 10 ottobre 2018
nr. ordine 1276
n p.g. 45
 

Al Sindaco
Alla Presidente del Consiglio comunale
Ai Capigruppo consiliari
Al Capo di Gabinetto del Sindaco
Al Vicesegretario Vicario


 

Oggetto: Mozione Legge 194/1978.

 

Premesso che
- Prima del 1978, l’interruzione volontaria di gravidanza era considerata dal Codice Penale italiano un reato, punibile con la reclusione da due a cinque anni, comminati sia all’esecutore dell’aborto che alla donna stessa;


- La Legge n.194 del 22 maggio 1978, in vigore dal 6 giugno 1978, confermata dagli elettori con una consultazione referendaria il 17 maggio 1981, regola le Norme per la tutela sociale della maternità e sull’interruzione volontaria della gravidanza e per la prima volta in Italia depenalizza e disciplinata la modalità di accesso all’interruzione volontaria di gravidanza;


Visto che
- I dati consuntivi 2016, raccolti dal Sistema di sorveglianza epidemiologica della Ivg, coordinata dall’Istituto Superiore di Sanità, dal Ministero della Salute, dall’Istat e dalle Regioni e Province autonome, presentati nella Relazione del Ministro della Salute sull’attuazione della Legge 194/78 per la tutela sociale della maternità e per l’interruzione volontaria di gravidanza (ufficialmente trasmessa al Parlamento il 29 dicembre 2017), dimostrano l’evidente calo degli interventi di interruzione volontaria di gravidanza;


- Il trend calante non subisce variazioni significative dal 1982;


- Nel 2016 le Regioni hanno dichiarato un numero totale di 84.926 interruzioni volontarie di gravidanza, il 3,1% in meno rispetto all’anno precedente, nel quale si era registrato un calo più consistente pari al 9,3%;


- Complessivamente, considerando solo gli aborti effettuati da cittadine italiane, per la prima volta il totale è sceso al di sotto di 60mila, il che rappresenta una riduzione del 74,7% rispetto ai dati del 1982;


- Il trend si conferma anche considerando il rapporto numerico tra donne in età fertile e tasso di natalità, restituendo un quadro maggiormente rappresentativo del fenomeno, rispetto all’analisi delle cifre assolute. Infatti, sia il tasso di abortività (numero di interruzioni volontarie di gravidanza per 1000 donne tra 15 e 49 anni) che il rapporto di abortività (numero di interruzioni volontarie di gravidanza per 1000 nati vivi) sono in calo costante, con sporadiche eccezioni, dal 1982 a oggi: in particolare, il rapporto di abortività è passato da 380,2 su 1000 nati vivi a 182,4 su 1000 nati vivi;

Considerato che
-
Nonostante il calo del numero di interventi di aborto, la percentuale di medici obiettori è rimasta stabile nel tempo: nel 2016 in Italia il 70% dei ginecologi erano obiettori, cioè non praticano l’interruzione volontaria di gravidanza, a fronte del 69,3% del 2010 e del 2011 e del 70% del 2013;


- La distribuzione territoriale delle percentuali dei medici obiettori non è omogenea sul territorio nazionale: al centro-sud la percentuale di medici obiettori è maggiore rispetto al nord Italia, raggiungendo quota 97% in Molise e 88% in Basilicata. Considerando il numero totale dei medici obiettori, il trend è stato in aumento costante negli ultimi 10 anni, attestandosi su +12%, toccando punte di oltre il 90% in Molise, Trentino-Alto Adige e Basilicata, tanto che in tutta la Regione Molise si registra un solo medico non obiettore;
- La media di obiettori tra i medici anestesisti in Italia è del 49%;


- Inoltre, secondo la Libera associazione italiana ginecologi per l'applicazione della legge 194 (Laiga), nel 2017 solo il 59% degli ospedali italiani prevede il servizio di interruzione volontaria di gravidanza, in particolare per quanto riguarda i casi successivi al terzo mese;


- Il 41% degli ospedali italiani sarebbe pertanto non conforme con quanto previsto dalla legge 194;


Evidenziato che
- In considerazione di quanto sopra esposto, la Legge 194 non ha contribuito ad aumentare il ricorso all’aborto quale strumento contraccettivo;


Considerato, inoltre, che
- Nel 2008 la Federazione degli Ordini dei medici (Fnomceo) ha sostenuto che la legge 194, "pur scontando ritardi e omissioni applicative, a distanza di 30 anni dimostra tutta la solidità e la modernità del suo impianto tecnico-scientifico, giuridico e morale”;


- La stessa Fnomceo evidenzia inoltre come si debba sostenere la legge 194 "incrementando l'educazione alla procreazione responsabile, il supporto economico e sociale alla maternità, soprattutto in quelle fasce di popolazione dove il ricorso all'interruzione volontaria di gravidanza resta alto, quali ad esempio adolescenti e le donne immigrate";


- La Fnomceo ha ribadito inoltre che "il valore morale e civile di un processo di informazione e consenso che deve coinvolgere i genitori in scelte sempre drammatiche e difficili. Perché questioni così delicate che si riferiscono a quanto di più intimo e personale coinvolga la donna, la coppia e la società, meritano grande rispetto e un confronto sociale e politico meno strumentale, meno ideologico, più attento al grande bagaglio di sofferenze che sempre accompagna questi tormentati cammini che ricadono sulle donne, spesso lasciate sole in queste drammatiche circostanze";

Tutto quanto premesso


SI IMPEGNA IL SINDACO E LA GIUNTA


1) a farsi promotori di incontri pubblici formativi e informativi sui temi della IVG e della legge 194, in collaborazione con le ULSS e gli Ordini dei Medici del Veneto e la Federazione degli ordini dei medici;


2) ad adottare ogni altro provvedimento utile e necessario a raggiungere l’obiettivo del presente ordine del giorno.

 

Monica Sambo

Emanuele Rosteghin
Bruno Lazzaro
Nicola Pellicani
Francesca Faccini
Giovanni Pelizzato
Rocco Fiano

 
 
Pubblicata il 10-10-2018 ore 11:46
Ultima modifica 10-10-2018 ore 14:27
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